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domenica 18 ottobre 2009

IL CORANO NELLE SCUOLE ITALIANE


Proposta oscena del Ministro PDL, Adolfo Urso

Il Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Urso, invece di studiare e proporre qualcosa per la nostra italica economia così disastrata, si interessa di scuole religiose, perora la causa dell' integrazioned multietnica, perticolarmente, la islamica partendo dall' ora di religione (facoltativa).


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La priorità, per l' Adolfo nazionale, non sono le tasche vuote degli italiani, le fabbriche che chiudono lasciando sul lastrico i lavoratori e le rispettive famiglie, bensì " attrarre negli istituti italiani i ragazzi musulmani con lezioni di storia della religione islamica" e magari pagare anche l' Imam- docente ( Laureato dove?), il tutto nell’ambito di un progetto generale che prevede cittadinanza dopo cinque anni, in cambio di esame di lingua e test di cultura, diritto di voto amministrativo, status giuridico a 10 anni per i figli di immigrati nati in Italia e meno discrezionalità dell’atto di concessione.
La domanda sorge spontanea: "perchè tanto interessamento per i mussulmani quando in Italia ci sono altre religioni, forse meno appariscenti e inquetanti, ma più pregne di carità, di rispetto per la vita, di elevazione della persona e soprattutto senza distinzione di genere come lo è quella predicata dagli Imam".
Urso, interessiamoci piuttosto a tenere alta la cultura e la religione cattolica italiana e ad integrare chi vuole effettivamente entrare nel nostro contesto sociale e non conquistare la mente ed il cuore Italiano per piazzare idee religiose-politiche che mettono la donna in uno stato di sudditanza con il maschio, trattata peggio di una bestia e all' occorrenza anche eliminata se al padre-padrone gli frulla per la testa malata.
Allora interessati affinchè negli stati Mussulmani al fianco di ogni Moschea deve sorgere una Chiesa.
Nulla di personale contro i Mussulmani ma arrivare all' assurdo della proposta oscena di aumentare i costi del personale didattico per una religione che è ben lontana dall' essere condivisia, anche se di grande rispetto.

giovedì 16 aprile 2009

Berlusconi data il 21 giugno per compiacere Bossi

IL 21 GIUGNO SI ANDRA' ALLE URNE ANCHE PER IL REFERENDUM

Ballottaggio delle Amministrative e Referendum il 21 giugno p.v. così è stato deciso dall'esecutivo in carica.
Non ci sarà l'election day unitamente al referendum sulla legge elettorale, il 7 giugno, come richiesto dai referendari e gradita anche al Presidente della Camera On.le Fini che, alla notizia, non si è risparmiato di tacciare il premier Berlusconi e tutto il PDL di debolezza nei confronti dell'alleato Bossi che avrebbe minacciato di far cadere il Governo se non fosse stato accontentato.
Difatti il Premier, oggi, inaugurando la scuola del campo terremotati a Poggio Picenze (L'Aquila) ha detto:"Abbiamo scelto di non inseguire, quanto al referendum, una situazione per noi favorevole e molto positiva come il raggiungimento del sistema bipolare, facendo cadere il governo».
La forza, la potenza, il peso contrattuale della Lega nella maggioranza, allo stato attuale, è tale da mettere Berlusconi nella situazione di dover accogliere tutti gli "aut" "aut"del Senatur, per il bene della Nazione, visto il momento cruciale che stiamo attraversando: crisi economica, terremoto ecc.ecc...
La grande responsabilità del Governo, in questo momento, è la priorità che deve dare alla risoluzione dei problemi della ricostruzione dell' Aquila e di tutti i paesini disastrati, che arrivare al bipartitismo è veramente di secondaria importanza.
Ma è vero anche che Bossi e C. stanno approfittando del delicato momento per chiedere ed ottenere, egoisticamente, di tutto e di più ma, la notizia buona è che nelle trattative ricattatorie ha dovuto cedere con la rinuncia ad alcuni cavalli di battaglia "Leghisti" quali: no ronde, riduzione a 4 mesi di permanenza nei ctp e l'eliminazione per i medici di denunciare gli immigrati.
Non credo che Berlusconi sia così sprovveduto da non accorgersi che se continua l'andazzo di sottostare ai ricatti di Bossi il 51% se lo può scordare, anzi al Nord, il PDL scomparirà e allora, perchè non non ricucire lo strappo con Casini e con tutti i Moderati Centristi? Allora si che si potrebbe parlare tra gruppi veramente omogenei che hanno a cuore le sorti dell'Italia nella sua intierezza.
Se al Nord il problema sono i Leghisti, al Centro sono i capi-bastone del PDL che, non si capisce per quale arcano disegno, stanno, con alterigia per non dire arroganza, mettendo all'angolo tutti i Partiti satelliti del PDL forse pensano di raggiungere in autonomia il 51%? Ma tali comportamenti non pagano, anzi, sicuramente sortiranno l'effetto contrario cioè di far sgretolare il Castello costruito dal Premier.