22 gen 2010

Dossier “Santa Scolastica"


Aaa sanità cassinate cercasi di Stefano Di Scanno

Deve diventare sede di Dea (dipartimento di emergenza) di primo livello, intanto gli elicotteri dell’Ares 118 sorvolano quotidianamente più volte il centro di Cassino per trasferire anche semplici infartuati. La sagoma arancione dell’ospedale “Santa Scolastica”, divisa nei suoi tre parallelepipedi accostati, dà un senso di modernità e razionalità. Ma c’è decisamente poco di ragionevole in un ospedale che non riesce, ormai manifestamente, neppure a far fronte alle emergenze meno complesse. «E’ un problema di programmazione: è mancata prima di aprire la nuova struttura - sottolinea un medico - per questo siamo qui a resistere con problemi di personale e con gravi deficit di dotazioni strutturali».
Fatto sta che l’emergenza vera, e senza soluzione di continuità ormai da anni, è quella dei reparti che tentano di assicurare il servizio h24. In una lettera inviata alla direzione aziendale, Ortopedia annuncia che entro il 25 del mese sarà costretta a bloccare i ricoveri per mancanza di specialisti che possano sobbarcarsi i turni di reperibilità. Ma comunicazioni per situazioni analoghe sono giunte nel recente passato in Via Fabi anche in riferimento a Cardiologia, Urologia, Anestesia e Rianimazione.
La Tac è guasta da cinque giorni quando - siamo a martedì 19 gennaio - i tecnici intervengono per smontarla pezzo a pezzo. Ma anche Pontecorvo è senza l’apparecchiatura e i pazienti che non possono attendere, debbono sobbarcarsi il viaggio in ambulanza fino all’Umberto I di Frosinone e ritorno.
Delle sette sale operatorie una sola è attiva per gli interventi di elezione, ferma restando quella lasciata costantemente aperta per le emergenze. Così i reparti sono costretti a turnazioni settimanali per le sedute operatorie. Le conseguenze sono intuibili per i malati, essendo inseriti in liste d’attesa che potrebbero essere incompatibili con la tempistica necessaria per curare efficacemente le varie patologie.
In Ortopedia in queste ore ci sono 17 degenti che devono essere sottoposti ad interventi chirurgici: ma la seduta settimanale non consente di eseguire più di quattro operazioni alla volta.
Prima ogni unità operativa aveva a disposizione la sala operatoria due volte a settimana, adesso una solamente: inizia chirurgia il lunedì poi - a seguire - ostetricia, ortopedia, urologia. Una giornata in più tocca a rotazione ai singoli reparti chirurgici. Perciò - ogni tre settimane - c’è il ”bonus” che tenta di smaltire l’arretrato di interventi che, viceversa, si accumula e si trasforma in elenchi della speranza.
Anche una volta entrati in sala operatoria esistono frizioni organizzative più o meno sotterranee. Gli anestesisti spesso lavorano con prestazioni extra (Pes) da 700 euro a seduta. Fanno 12 ore di seguito e le equipe chirurgiche dovrebbero sobbarcarsi gli stessi orari da sfacchinata per evitare che, oltre ad essere superpagati, gli specialisti restino per metà giornata senza far nulla. «Qui - polemizza un primario - alcuni sono retribuiti profumatamente per dormire e chi sconvolge questo stato di cose, chiedendo un sistema che faccia lavorare tutti, viene additato come elemento estraneo e disturbatore».
I posti di osservazione a breve, presso il Pronto Soccorso, vengono considerati vitali per razionalizzare i ricoveri. Ma ormai da mesi si va avanti coi rinvii nella riapertura del reparto. Del resto l’unità operativa di emergenza di Cassino deve far fronte ad interventi quotidiani da primato: fino a 180 quotidiani. E il personale non basterebbe certamente a far fronte anche all’Osservazione. Molti sono codici bianchi e verdi. «Mancano i filtri - spiega uno specialista -: fuori i medici di base dovrebbero staccare meno il cellulare e fornire assicurazioni ai pazienti più ansiosi sulle sintomatologie che si possono affrontare benissimo senza sovraccaricare l’ospedale. Qui da noi, invece, è impossibile che si spediscano subito i pazienti nei reparti ad occupare posti letto che potrebbero essere riservati solo a chi ha autentica necessità».
Anche per il sangue bisogna far riferimento a Frosinone, mancando a Cassino un centro trasfusionale. Ma qui rischiano grosso i semplici infartuati in assenza di un reparto di emodinamica per cui spesso questa categoria di pazienti prende il volo in elicottero alla volta della capitale. Il primario di Cardiologia - al quale si deve l’istituzione dell’Utic (Unità coronarica) - raccolse 50mila firme nel Cassinate per sollecitare la Asl. Ma emodinamica resta un sogno e nel sud della provincia, in casi di emergenza per i cardiopatici, neanche i 300 all’ora dell’Agusta 109 potrebbero essere decisivi.
«Eppure l’emodinamica, la radiologia interventistica, un centro trasfusionale, la chirurgia vascolare rappresentano dotazioni indispensabili per assicurare un’emergenza a livelli accettabili - commenta un altro operatore del “Santa Scolastica” - altrimenti che parliamo a fare del Dea di primo livello?».
Medicina nucleare resta un reparto fantasma: subì la chiusura circa 3 anni fa per mancanza di vasche di decadimento e pannellatura appropriata per abbattere le emissioni radiologiche. Due anni fa l’attività è ripresa con prescrizioni che vietano alcune tipologie di scintigrafie (quelle ossee). Per cui gli utenti che ne hanno necessità non hanno altra strada che rivolgersi ai laboratori privati. Intanto dei lavori di adeguamento della divisione - attesi dalla Commissione Regionale per la Radioprotezione - non si vede neppure l’avvio di progettazione.
«Cardiollogia, Ortopedia, Urologia, Anestesia e Rianimazione hanno carenze di personale più volte segnalate dal vostro giornale - sottolinea un primario - ma la situazione rimane tuttora precaria in quanto non sono arrivate altre unità tranne un singolo medico che, certo, non migliora l’assistenza nei reparti dove è stato destinato».
La carenza di personale infermieristico non è meno accentuata: gli operatori fanno turni anche di 16 ore consecutive. Raddoppiano spesso i turni perché costretti dalle necessità di reparto, nonostante la circostanza sia vietata da una sentenza della Corte Costituzionale. Un infermiere dopo il normale orario di lavoro dovrebbe avere 11 ore di riposo: ma al “Santa Scolastica” ognuno di loro fa in media 5-6 turni in più al mese rispetto a quelli che gli spetterebbero. «La Regione sostiene che gli infermieri sono in numero sufficiente? Evidentemente sono imboscati - commenta con un sorriso un medico - perché il clientelismo politico ha portato molti lavoratori a cambiare mansioni». Ma se parliamo di imboscati e assenteisti, non mancano casi emblematici neppure fra i medici: in un anno uno specialista ha accumulato appena 88 giorni di presenza.
Quando si esce dal “Santa Scolastica” restano impressi nella mente soprattutto i lunghi e intricati corridoi puliti e senza sedie e arredi. E’ come essere usciti da una casa appena arredata: sulle pareti bianche c’è l’invisibile segno di una inesorabile precarietà.
Tratto dal quotidiano "La Provincia del 21. gennaio 2010 firma  del direttore Stefano di Scanno