21 mar 2009

RISPOSTA

risposta ad articolo


Ciao, sono Carmen. Ho 21 anni. Vorrei esprimere la mia posizione sul tuo articolo “La posizione della Chiesa sul tema Preservativi e AIDS”, pubblicato sul tuo blog. In realtà avevo intenzione di scriverti solo due righe, ma purtroppo ho il brutto vizio che quando comincio a scrivere non la finisco più, per cui alla fine la mia lettera è risultata lunghissima. Spero che tu la leggerai per intero e con attenzione, se non altro perché mi ha richiesto del tempo.

Intanto inizierei col premettere che, per la sua serietà, questa tematica andrebbe affrontata con uno spirito ben diverso da quello rappresentato dal tono di burla che si evince dalla foto che hai messo in apice al tuo articolo. Ma tant’è, non è certo su questo che vorrei soffermarmi. Ti faccio piuttosto una domanda: tu consiglieresti a una persona sieropositiva di avere comunque dei rapporti sessuali usando il preservativo? Io in tutta sincerità no, perché basterebbe che una sola volta lo si usasse in modo improprio o che si rompa per trasmettere una malattia mortale a un'altra persona. Purtroppo invece uno dei messaggi che viene diffuso su larga scala è proprio questo, così come allo stesso modo vien fatto credere che basti il preservativo per risolvere problemi che derivano da una cultura dell'irresponsabilità in ambito sessuale e nella propria condotta di vita in genere, e penso che se tutto questo abbia in contesti degradati le sue “giustificazioni” (chiamiamole così ma il termine mi suona inadatto), ne ha sicuramente molte di meno nell’ambito del nostro mondo cosiddetto “civilizzato”. Tu stessa dici che non solo il preservativo andrebbe proposto come soluzione, ma anche l'educazione e la prevenzione, e questo è bene che tu lo dica, però io ti chiedo: secondo te quale modello rappresentiamo in questo senso noi come occidentali per un continente come l'Africa o anche altri? Parli di educazione, ma quale educazione? Da noi purtroppo sono diventati oramai dominanti certi modelli comportamentali e di pensiero orientati verso il “faccio quello che voglio”, dove ogni voce che richiami a una responsabilità in termini etici (ossia di condotta) viene prontamente bollata come oscurantista e clericale, nonché messa in ridicolo e ghettizzata.
Lo vediamo anche adesso. Come spesso avviene, le parole di Benedetto XVI sono state volutamente fraintese e rielaborate, e di conseguenza criminalizzate e messe in ridicolo, perché in realtà il Papa rispondeva a una domanda che conteneva in tralice la dichiarazione secondo cui gli interventi della Chiesa in Africa contro la diffusione dell’aids, fondati principalmente sull’educazione, fossero irrealistici, e ha risposto cercando invece di valorizzare queste misure, sottolineando che senza di esse il preservativo non è una soluzione efficace. Ne è seguita una sassaiola prevista ad hoc, nel tentativo di avvelenare il viaggio del Papa in Africa e di dirottare l’attenzione dai temi che vi avrebbe trattato, di tipo economico e sociale, verso una querelle di bassa lega come quella a cui abbiamo assistito. Ma questo non è stato neanche il peggio. In passato si è addirittura detto che la diffusione dell’aids in Africa fosse interamente dovuta a una colpa della Chiesa per via della sua contrarietà al preservativo. E qui vorrei proporre una serie di riflessioni.
La Chiesa non dice affatto di avere liberi rapporti sessuali senza preservativo. La sua contrarietà al preservativo è associata a un'etica sessuale che vuole il rapporto solo all'interno della vita coniugale. Se si seguisse questo principio, anche solo in parte, estendendolo ai rapporti stabili se non proprio matrimoniali, non ci sarebbe di certo la diffusione di hiv che c’è oggi, in tempi in cui si viene invece indotti a una libertà sessuale scriteriata e irresponsabile. Che la Chiesa favorisca la diffusione dell’aids è una stupidaggine anche in considerazione del fatto che se uno non segue la Chiesa quando decide di avere rapporti sessuali occasionali (che sono quelli a rischio), non si vede per quale motivo dovrebbe seguirla nel non usare il preservativo. In altri termini, se ha già deciso di fare peccato a quel punto utilizza il preservativo. Mi sembra una cosa ovvia. Inoltre vorrei ricordare che in Africa l'aids è molto meno diffuso nei paesi cattolici. Il paese africano con la massima diffusione è lo Swaziland, con il 43% della popolazione che è sieropositivo. Ma nello Swaziland i cattolici sono solo il 5% mentre le religioni predominanti sono quella protestante e quella animista. Invece in Uganda, paese a maggioranza cattolica, i sieropositivi sono intorno al 3%. In linea generale, lì dove la religione cattolica è più diffusa vi è una minor incidenza dell'aids grazie a un'etica di maggior continenza sessuale, a differenza di quanto avviene altrove, dove magari predomina anche un messaggio secondo cui il preservativo è la panacea di tutti i mali, incoraggiando chi è sieropositivo ad avere comunque rapporti, pensando di essere al sicuro dal trasmettere la malattia grazie al preservativo, il che in realtà non è vero, poiché ti ripeto che basta che una volta sola ci sia un uso non corretto o che il preservativo si rompa perché la malattia si trasmetta, e sinceramente penso che non si possa affidare una vita umana alla roulette russa. Ma poi come si spiega che nei paesi protestanti e/o animisti l'aids non solo non è meno diffuso che nei paesi cattolici, ma lo è invece di più, considerato che a sentire certi discorsi tutto quanto dovrebbe dipendere da una colpa della Chiesa? Se si attribuisce un certo effetto a una determinata causa, ne consegue che in assenza di quella causa l’effetto dovrebbe scomparire, o per lo meno ridursi drasticamente, anziché essere presente in misura enormemente superiore.
Tengo a precisare che non è mia intenzione sostenere che il preservativo sia inutile, ma che semplicemente non rappresenti di per sé una soluzione sufficiente, e che anzi rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio nel momento in cui viene associato a una cultura dell’incontinenza sessuale, alimentandola a sua volta, e per di più suggerendo che anche in caso di sieropositività accertata si possa tranquillamente avere rapporti sessuali grazie al suo utilizzo.

Aggiungo che quella della diffusione dei profilattici viene spesso proposta come una soluzione innovativa e all’avanguardia, ma che in realtà è una soluzione già ampiamente utilizzata in passato. Ti ricordo solo uno studio in proposito. Edward Green, scienziato dell’Harvard’s Center for Population and Development Studies, nel 2002 affermava che dopo 20 anni di pandemia non c’è alcuna evidenza che i preservativi portino a ridurre la diffusione dell'hiv. E nel 2003 ha pubblicato un libro intitolato "Ripensare la prevenzione dell’Aids", in cui, partendo dall’esperienza sul campo e dai dati raccolti, sostiene che l’unico approccio che risulta efficace nella prevenzione dell’Aids è quello basato sull’educazione all’astinenza e alla fedeltà coniugale. Successivamente UNAIDS, l'agenzia dell'ONU che si occupa dell'aids, ha affermato in un memorandum del 2004 che la Chiesa cattolica in 38 paesi in via di sviluppo ha in corso importanti programmi per la prevenzione e cura dell’aids, riconoscendo di fatto che nessun intervento ha efficacia se non inserito nel contesto di una cultura alla sessualità responsabile, che porti a ridurre l'incontinenza sessuale. Mi sembra che tutto questo lo so voglia adesso buttare a mare, assieme a tutto il contributo personale dato da chi opera nell’ambito degli interventi che la Chiesa promuove in Africa sul fronte della lotta all’aids, e parlo di un impegno che va da quello della Comunità di S.Egidio a quello dei missionari comboniani, salesiani, francescani o di altro ordine, passando per tantissime altre realtà, nonostante l’efficacia dimostrata, e tutto questo semplicemente per sostenere in via esclusiva una soluzione che a conti fatti è un espediente che risponde alla sola logica del “politicamente corretto”. E' eloquente il caso dei paesi in cui non c'è stata alcuna attività con finalità educativa, ma solo il preservativo, che ti ripeto è una soluzione inefficace di per sé in termini epidemiologici, se non accompagnata da un’etica della responsabilità, la qual cosa sembra molto lontana dai messaggi che noi come Occidente siamo in grado di proporre al resto del mondo.
Che mi dici dei modelli di comportamento sessuale proposti dall’industria pornografica, ad esempio? Oramai c’è la possibilità di accedere in modo gratuito a una mole di materiale pornografico su internet, ed è sempre più d’abitudine soprattutto tra i giovani della mia età, se non addirittura minorenni, visionare materiale di questo genere, che non ha certo nulla di edificante da un punto di vista personale per quanto riguarda l’apprendimento di una sessualità matura e rispettosa del partner, ma che presenta anche caratteristiche diseducative da un punto di vista igienico-sanitario. Parliamoci senza tanti moralismi, che modello ritieni che siano le scene di gruppo e quelle di doppia e tripla penetrazione? O anche il fatto (scusa i toni espliciti) che nella pornografia ogni scena di sesso si concluda con un’eiaculazione in faccia alla donna? Ti ripeto di scusarmi per il tono esplicito, ma uno dei problemi di cui non si parla consiste proprio nel disorientamento generato da certi modelli, che non hanno nulla a che vedere coi nostri valori storici di sobrietà e di buon senso, considerati anche da più ottiche e punti di vista. Cosa ne dice il femminismo di tutto questo? Cosa ne dice il “politicamente corretto”? Ti consiglio di stare attenta a come pronunciarti, perché rischi di passare per bigotta e oscurantista.
Ti ripeto la domanda: parli di educazione, ma quale educazione? Cosa offriamo al resto del mondo in termini di educazione sessuale? Ma se tu stessa non sai dire altro che “ragazzi, usate il preservativo!”, e con questo assomigli molto (ma sono certa che tu non lo sia) a quei genitori che non hanno nulla da dire ai propri figli più di quanto questi non abbiano già da ascoltare dai loro amici di comitiva del sabato sera. Io ho 21 anni e ti posso assicurare che la mia generazione è allo sbando. E non penso che tu abbia idea della solitudine che alla mia età si vive nel contesto di una generazione di ragazzi e ragazze che pensano solo a spassarsela, che non si curano di avere un criterio di giudizio e di comportamento, o una chiave di lettura della realtà che li circonda, e che non sono neanche in grado di confrontarsi con quanto di diverso si possa cercare di proporre loro. Per quanto ci si sforzi di invitarli a un discorso che sia argomentato e attinente, loro ti rispondono con facilonerie e slogan, se non con un’aria di canzonatura e di beffa. Oramai ci si sente tosti e fighi a sputare addosso ad ogni valore tradizionale e a tutto quanto richiami a delle responsabilità, e si cercano solo argomenti che diano una giustificazione pseudo-intellettuale a certo modo scriteriato di condurre la propria vita. Tutto questo mentre non c’è più un riferimento nei genitori e negli istituti educativi. Nelle famiglie italiane c’è un silenzio spaventoso. I genitori non parlano più ai figli, e quando lo fanno non risultano credibili, non hanno presa su di loro, non hanno la loro stima, e questo perché da un lato il loro ruolo è stato svilito e declassato, se non messo in ridicolo da certo mito ribellista e da frikkettonerie post-sessantottine varie, e dall’altro perché loro stessi si sono abbandonati a uno stile giovanilistico da amici conniventi, che ha fatto perdere loro la funzione di veicolo di trasmissione generazionale. Sta di fatto che hanno paura di dire ai figli ciò che i figli non vogliono ascoltare, e in questo è stato sconvolto il rapporto tra genitori e figli così come si è svolto in passato, perché il genitore dovrebbe avere il compito di introdurre il figlio nel mondo, di orientarlo, avendo nei suoi confronti quella certa dose ragionevole di autorità che gli permetta di esercitare un tale ruolo.
Il punto è che la Chiesa è rimasta una delle poche voci a contrapporsi a questa logica del “faccio quello che voglio” e alla dissoluzione del rapporto fra tradizione e modernità. In questo contesto andrebbero inserite anche le sue posizioni sul sesso, che in fin dei conti non sono neanche così rigide come certa propaganda vorrebbe far pensare, perché se la Chiesa chiede 100 si accontenta benissimo di ottenere anche 10, purché quel 10 ci sia. Ma di certo non punta la pistola in testa a nessuno, e soprattutto i peccati li perdona. Io stessa, che sono cattolica e fidanzata, ti confesso che alle volte lo facciamo l’amore io e il mio ragazzo. Non si tratta di essere bigotti o perfezionisti, ma che almeno non si propongano come modelli di riferimento certi comportamenti di condotta scriteriata, perché una cosa è fare l’amore con una persona con cui si ha un rapporto stabile, mentre è cosa ben diversa uscire il sabato sera, conoscere un tipo in discoteca e farci sesso senza neanche sapere chi è. La libertà di scelta ci deve essere, su questo siamo d’accordo. Ma quali sono i messaggi che vanno proposti? Quali sono i modelli comportamentali che vanno valorizzati? Io ho avuto il mio primo rapporto sessuale quando ero troppo piccola, se vuoi saperlo, e non mi sentivo affatto pronta. Ma il punto sai qual era? Che di fronte agli altri era una vergogna essere ancora vergini, ecco tutto. Ma perché dev’essere così? Perché quando si hanno dei criteri di sobrietà (e diciamo anche di purezza) si dev’essere considerati come delle persone sfigate? Perché la responsabilità dev’essere presentata come una roba da secchioni o gente loffia, mentre il suo contrario una roba da gente tosta e figa? Dove sono gli orientamenti che la generazione adulta dovrebbe dare ai giovani? Ma se sono gli stessi adulti a strizzare l’occhio a certa filosofia dell’indisciplina e del giovanilismo connivente, soltanto per potersi guardare allo specchio e dirsi: “Oh quanto sono progressista! Oh, che libero pensatore di sinistra che sono!”, o per pavoneggiarsi in conversazioni da salotto. Voi della generazione adulta avete delle colpe enormi, e io mi sento in diritto di presentarvi il conto. Ti dico che preferisco 100 o 1000 volte chi come Benedetto XVI ha il coraggio di opporsi a questa logica dell’abbandono e della nullafacenza ipocrita, e che ancora ha da dirci qualcosa per richiamarci a un criterio di responsabilità, per la qualcosa viene sputacchiato, calunniato e deriso continuamente. La verità è che certo anticlericalismo rimasto latente ai tempi di Giovanni Paolo II, in quanto non aveva il coraggio di confrontarsi con il suo carisma, si è scagliato contro Benedetto XVI da quando è salito al soglio, confidando nel fatto che lui non possieda le stesse qualità comunicative e di immagine. E' una sorta di bullismo mediatico quello che si è accanito contro di lui, perché è piccolo, tracagnotto, impacciato, e allora di lui ci si fa una caricatura grottesca da prendere a sassate, e non si ascolta neanche quello che ha da dire. Ma lui è stato il più stretto collaboratore di Giovanni Paolo II per quasi tutto il suo pontificato, e adesso sta continuando in tutto la sua opera. Certo atteggiamento di ostilità nei suoi confronti rischia di vanificare tutto quello che è stato il lavoro svolto dal suo predecessore in tanti anni, che dovrebbe essere riconosciuto anche dai non credenti. Invece si sta sputando addosso a tutto quello che Giovanni Paolo II ha fatto, e questo oramai senza nessun ritegno, così come senza nessun ritegno si sta cercando di gettare il discredito sulla Chiesa, e sulla stessa fede cristiana. Su internet ne puoi avere una panoramica più che esauriente. Guarda ad esempio questo video e tutti i commenti entusiastici che lo seguono:
http://www.youtube.com/watch?v=LBuvr8_Tr-0
Su youtube ci sono anche video di ragazzi che si fanno riprendere mentre fermano delle suore in strada per bestemmiare loro in faccia o per mostrargli materiale osceno. E di ragazzi che entrano in chiesa per bestemmiare o che bestemmiano in P.zza S. Pietro tra i fedeli. Per non parlare dei forum in cui si susseguono frasi di scherno, insulti e calunnie verso la Chiesa, la fede cristiana e le persone dei credenti. Questi sono solo alcuni esempi di ciò che produce certo clima di odio anticattolico, diciamolo chiaramente, in tempi che dovrebbero invece essere di dialogo interreligioso e di multiculturalità. Allontanare i giovani dalla fede sembra essere diventato uno degli obiettivi di certa politica, e lo si fa soprattutto attraverso messaggi diffamatori e polemiche create ad hoc. Oggi è in corso una spaventosa campagna di odio anticattolico e anticristiano, verso la quale sono in molti a mostrare di non avere le capacità di resistenza morale e intellettuale, il che credo fosse una cosa prevista e su cui di fatto si fa leva. Succede questo mentre invece servirebbe che tutte le forze positive della società fossero valorizzate e invitate a una cooperazione per una rinascita collettiva, dalla quale siamo sempre più lontani.
Credo di essermi dilungata veramente molto, e di essere anche andata fuori tema. Sappi che non ce l’ho affatto con te personalmente e spero in una tua risposta. Per rifarci del video di prima concludo con quest’altro:
http://www.youtube.com/watch?v=i7h3M1g1uAw

Ciao.
Carmen :)