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13 ago 2014

ROCCASECCA IN FESTIVAL

«BARZELLETTE» e barzelletieri: Sindaco Giorgio e Giuseppe Marsella direttori artistici ed amministrativi del XX Festival Severino Gazzelloni, che deprimono e mettono tristezza agli artisti di calibro internazionale, come Valerio Minicillo 

Il post «BARZELLETTE» del Roccaseccano Valerio Minicillo, prof.- maestro  di SAX, arrangiatore, compositore, nonchè scrittore su scala nazionale, è una raccapricciante narrazione di come si relazionano i Governanti di Roccasecca con i loro paesani, artisti e non, il loro voler barattare la «dignità» in cambio «NULLA», neppure il nome sulla locandina.
Ma la dignità non ha prezzo e il Maestro Valerio Minicillo, con il suo diniego al «Piccolo Potere Roccaseccano»,  ha tutelato la propria dignità: Condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e ch’egli deve a sé stesso (cit. Treccani.it).
E' il rispetto per se stesso e per l' arte che, non si è appecorato a Giorgio Giovanni, tronfio del «Potere di Sindaco»  ed invita gli altri artisti Roccaseccani a  non svendere la propria arte e rinunciare alla propria dignità di uomini/donne, in cambio di «un panino e mezza birra».


Il post «BARZELLETTE» dal diario Facebook del maestro Valerio Minicillo  
1. Vengo chiamato dall'assessore Giuseppe Marsella per partecipare al Festival di Gazzelloni; ci mettiamo d'accordo per un piccolo rimborso spese di euro 350 (che era già una mia larga concessione eccezionalmente fatta per un'occasione che portava il nome di "Severino Gazzelloni"), visto che avrei fatto una breve partecipazione; chiedo di rimanere solo sul palco al momento della mia esibizione ma non mi viene concesso: va bene, accetto. Chiedo Ranaldi al service, in quanto mia persona di fiducia, ma non mi viene concesso: va bene, accetto il service che sceglieranno loro, senza nemmeno sapere chi sia. Chiedo almeno una ventina di minuti perché "Se devo venire solo per scaldare lo strumento e per apparire, mi rifiuto" (sapete com'è, a me piace suonare professionalmente e non apparire; apparire ad ogni costo riguarda altri...io invece chiedo pure delle condizioni...): in un primo momento mi si dice che 20 minuti sono troppi; successivamente mi vengono concessi.
2. Mi incontro col sindaco Giovanni Giorgio che mi dice: "Se vuoi partecipare, i soldi non te li dò" (in pratica pagano quasi tutti, compresi semplici dilettanti che suonicchiano amatorialmente e che, se non vengono chiamati nemmeno alle stesse feste paesane dai comitati, sono stati chiamati nientemeno che a questo Festival e, per di più, pagati; e non volevano "pagare" me!). Io mi alzo e me ne vado (sapete com'è...solo chi vuole apparire ad ogni costo rimane seduto zitto o, al limite, apre la bocca per dire "signor sì"): vengo invitato a sedermi: va bene, mi risiedo e restiamo d'accordo che farò sapere se accetto o meno di andare gratis (il Festival di Gazzelloni di Roccasecca è sempre una cosa che si fa nel mio paese, motivo per cui, alla fine, sarei stato anche disposto, facendo così un omaggio alla comunità del mio paese); chiedo, naturalmente, di avere il nome sulla locandina: mi viene "concesso" (credevo che un diplomato a 16 anni, l'unico laureato con 110 e Lode di questo paese, nonché l'unico compositore ed esperto arrangiatore in tutti i generi musicali e che fa lavori editoriali e li vende su scala nazionale avesse, per scontato, il nome già presente: io l'ho dovuto chiedere).
3. Con una telefonata informo l'assessore Marsella che, eccezionalmente, e per questa volta, sono disponibile ad esibirmi gratis. Lui mi dice testualmente: "Sono contento: sarà una bellissima serata!".
4. Fanno le locandine e tutti mettono sulla locandina tranne che il sottoscritto.
Naturalmente non andrò. Qualcuno ha proposto di ricucire lo strappo e recuperare la situazione ma, per quanto mi riguarda, lo strappo non è mai avvenuto perché prima non c'era niente di cucito. Al primo posto c'è la dignità. Non ho bisogno di esibizionismi in paese a tutti i costi. Anzi, ne voglio uscire. Se mi sono detto disponibile è perché la situazione portava il nome di Severino Gazzelloni altrimenti quella gente con la quale ho parlato nemmeno l'avrei presa in considerazione: ricordo che nel paese, negli ultimi due anni, ho rifiutato di fare un concerto col sax e una presentazione del mio lavoro "Quale Risorgimento/Eredi dei briganti" (la persona che voleva che facessi la presentazione c'è rimasta così male che non mi parla più: mi dispiace, ma sono anni che dico che nel paese non farò più niente e quando dico una cosa, quella è). Questo per dire che la "gloria da paese" non solo non mi serve ma mi deprime perché mi fa tristezza. Tra l'altro non è che ci vorrebbe molto per organizzare privatamente un grande evento musicale dove, magari, potrei anche approfittare per prendere parola e dire delle cose...e ne ho tante di cose da dire...E poi un concerto finisce nel dimenticatoio; le tue composizioni, i tuoi lavori editoriali e altre cose, invece, restano e, con essi, anche il nome dell'autore. Per sempre.
Per chiudere: mi hanno chiamato loro e poi hanno fatto questo. Probabilmente ha dato fastidio il mio non piegarmi al sindaco, forse troppo abituato a troppi inchini e troppe riverenze per le quali mi permetto di bacchettare i miei cari compaesani. Gli artisti non si inchinano, se non davanti al pubblico. Quelli che assecondando e si inchinano al politicante di turno sperando di ottenere qualche momento di popolarità non sono artisti, ma buffoni di corte. Valerio Minicillo è un artista.
Infine, cari signori: io sono laureato, sono scrittore, faccio conferenze e dibattiti con professori universitari e sono abituato ad avere a che fare con i pezzi da 90 e non con gente che ancora deve capire la differenza tra "service" e "server", oltre che quella tra condizionale e congiuntivo.
Un pensiero per i miei cari coetanei diplomati (diplomati in Conservatorio ma evidentemente non diplomati in dignità): non si suona per un panino e una birra. Quello lo fanno gli appassionati dilettanti, non i professionisti: fatevi rispettare, ricordate gli studi fatti in Conservatorio, i vostri esami, le vostre nottate, le vostre preoccupazioni, le vostre speranze, i vostri sacrifici: toglietevi immediatamente sotto il comando di chi sapete voi in cambio di 20-30 euro che vi danno ogni tanto! Lasciate che questa gente si metta a comandare sui dilettanti e non sui diplomati! Il vostro ruolo, AMICI diplomati di questo paese, è quello di essere funzionali a chi vi comanda (e ai figli...). Abbiate, invece, rispetto di voi stessi, della musica e dell'esperienza accumulata in Conservatorio (specialmente voi che, come me, venite dal Conservatorio vecchio ordinamento)!